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Polkadot: la blockchain delle blockchain

Aprile 8, 2021
Aprile 8, 2021 Davide Coltro

Polkadot: la blockchain delle blockchain

 

Che cos’è Polkadot

Lo sviluppo del progetto Polkadot è stato reso possibile dalla Web3 Foundation, una fondazione svizzera non profit, la cui visione è quella di creare un Internet sempre più decentralizzato.

Il fondatore della Web3 Foundation è il Dr. Gavin Wood, co-fondatore di Ethereum ed inventore del linguaggio di programmazione Solidity.

L’idea alla base del progetto Polkadot è creare una blockchain principale che possa connettere tutte le altre blockchain esterne, come Ethereum e Bitcoin.

Per permettere agli sviluppatori di lavorare subito al progetto Polkadot, è stata concepita l’idea di un framework, chiamato Substrate, con il quale è stata sviluppata la Relay Chain di Polkadot.

L’ambiente runtime è scritto in Rust, C++ e Golang, così da rendere l’accesso a Polkadot molto più semplice per gli sviluppatori.


Polkadot punta a risolvere due dei più grandi problemi delle blockchain esistenti: scalabilità ed interoperabilità.

Per risolvere il problema della scalabilità, Polkadot utilizza la tecnica dello sharding, ovvero frammentare la blockchain in piccole catene, le quali vengono gestite da una blockchain centrale.

Una sola blockchain, infatti, non riesce a supportare le tantissime applicazioni decentralizzate che comporranno il Web3.

Al contrario, utilizzando più blockchain, ognuna specializzata in un compito preciso, attraverso i vari shard, è possibile processare più transazioni in parallelo.

Per quanto riguarda l’interoperabilità, invece, Polkadot permette alle varie blockchain di poter comunicare tra loro, in maniera tale da avere uno scambio di dati decentralizzato.


La struttura

La chiave del progetto Polkadot è la sua struttura modulare, ovvero un insieme di elementi che cooperano tra loro, ognuno con un compito specifico.

Il cuore della struttura è la cosiddetta Relay Chain, ovvero la struttura sulla quale gira il token DOT.

Inoltre, la Relay Chain è responsabile per la sicurezza della rete, grazie all’algoritmo di consenso GRANDPA, il quale fornisce più sicurezza e resilienza alla rete.

Infine, essa coordina le attività che permettono l’interoperabilità tra le diverse blockchain, sia tra quelle native di Polkadot, chiamate Parachain, sia tra quelle esterne.

Le parachain sono blockchain autonome sviluppate nell’ecosistema Polkadot, ognuna con un suo token ed un suo scopo specifico.

Chiunque può creare la propria parachain grazie al framework pubblico Substrate.

Esistono già diverse parachains in via di sviluppo sull’ecosistema Polkadot: Edgeware, una blockchain impegnata nello sviluppo di smart contract e Speckle OS, un progetto legato all’identità digitale.

Infine troviamo i Bridges, ovvero dei ponti che hanno il compito di connettere le varie parachains con le blockchain esterne, come Ethereum e Bitcoin, e permettere un’interoperabilità generale ed una maggiore decentralizzazione del Web.

Anche i bridges sono delle vere e proprie blockchain con un loro token nativo; un esempio è Darwinia Network, un bridge la cui missione è la costruzione di un futuro Internet dei Tokens.

Polkadot

Il token DOT

Il token DOT serve per tre scopi diversi:

-Ha potere di governance: i possessori del token, infatti, possono proporre e votare nuove modifiche per fare in modo che l’ecosistema migliori; per giunta, grazie a questo sistema di governance, non è possibile avere fork all’interno dell’ecosistema Polkadot;

-I token holders sono incentivati a detenere i propri DOT grazie allo staking;

-Per poter creare nuove parachain occorre svolgere l’operazione di bonding, ovvero vincolare dei token DOT come garanzia; se si andrà ad eliminare la parachain, i token DOT verranno rilasciati.

I token DOT in circolazione saranno 1.000.000.000.


Il consenso

Il consenso si basa su una vera e propria Proof of Stake ed è suddiviso in quattro ruoli:

Nominators, nodi deputati a mantenere in sicurezza la Relay Chain, scegliendo i validators e facendo staking del token DOT;

Validators, mantengono in sicurezza la Relay Chain facendo staking del token DOT e validando le proofs che arrivano dai collators;

Collators, recuperano le transazioni dai vari shard, le elaborano e producono delle proofs, che passeranno ai validators;

Fishermen, coloro che controllano la rete e riportano comportamenti malevoli ai validators, i quali emetteranno delle sanzioni. Questo ruolo può essere assunto sia dai collators sia da qualsiasi full-node di una parachain.


Conclusioni

Polkadot rappresenta sicuramente uno dei progetti più interessanti del 2020, tanto da raggiungere immediatamente la top 10 su Coinmarketcap.

Grazie alle sue caratteristiche, Polkadot potrebbe diventare il futuro standard di Internet e del Web3, portando il mondo verso una maggiore decentralizzazione.

 

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Davide Coltro

Articolista nel mondo delle criptovalute. Appassionato di Bitcoin, il mio obiettivo è far conoscere questa rivoluzione a più persone possibili.