Come funziona il mining di bitcoin?

Forse ti stai affacciando da poco al mondo delle criptovalute e vuoi approfondire questo settore che sta crescendo sempre di più negli ultimi anni. 

Se è così, sicuramente hai sentito parlare dei miner che grazie ai loro computer “estraggono” bitcoin venendo ricompensati. 

Il loro lavoro è fondamentale in quanto non essendoci un ente centralizzato che crea ed emette moneta, come nelle valute fiat, c’è bisogno di un sistema alternativo. 

Bisogna ricordare che non tutti i progetti crypto hanno bisogno del mining in quanto dipende dal protocollo di consenso utilizzato. 

Ma come funziona tutto questo? Come vengono creati i bitcoin? Andiamo con ordine. 

 

Il registro distribuito

La blockchain è una tecnologia che fa parte delle DLT, ovvero Tecnologie Distributed Ledger. La caratteristica principale è il suo essere costituita da nodi (=utenti)  decentralizzati che possono apportare modifiche e validazioni.

La stessa “informazione” è dunque presente su tutti i nodi e diventa immodificabile se non attraverso un’ operazione che richiede l’approvazione della maggioranza dei nodi della rete. (51%)

Per essere più precisi, non esiste un ente unico che decide le regole ed emette moneta, come invece accade per l’euro e il dollaro che hanno le loro banche centrali di riferimento. 

Ma allora come e da chi vengono creati nuovi bitcoin?

 

Il protocollo di consenso Proof Of Work (P.o.W.)

Con il termine Proof-of-Work (PoW) si intende l’algoritmo di consenso della rete Blockchain.

Alla base di questo sistema troviamo complessi problemi matematici e la necessità di dimostrare semplicemente la soluzione grazie alla potenza di calcolo dei propri macchinari o computer.

In una Blockchain, questo algoritmo viene utilizzato per confermare le transazioni e creare i nuovi blocchi della catena. La PoW incentiva i miners a competere tra loro nell’elaborazione degli scambi, ricevendo in cambio una ricompensa in bitcoin. 

Bisogna precisare che all’aumentare dei miners ( e quindi della potenza di calcolo) la difficoltà di trovare la soluzione aumenta in modo che tutto venga mantenuto in equilibrio creando un nuovo blocco ogni 10 minuti. 

Inoltre, ogni 4 anni la ricompensa ai miners si dimezza ( il cosiddetto halving) e dovrebbe azzerarsi intorno al 2140, anno in cui si arriverà al massimo di 21 milioni di bitcoin. (circa)

 

Come funziona nella pratica? 

Arriviamo ora al punto chiave della questione: come si fa, nella pratica, a minare e quindi ottenere bitcoin?

 

Esistono diverse piattaforme per farlo ed una delle più famose è NiceHash, che permette di dare in concessione la potenza di calcolo in eccesso del proprio computer, in modo che venga sfruttata per le attività di mining. 

Per utilizzare questa piattaforma occorre andare sul sito ufficiale e  inserire il proprio indirizzo email e una password.

I dispositivi andranno poi associati in base alle diverse caratteristiche come scheda video e processore. 

Per chi invece fa questo di professione si utilizzano gli ASIC: macchinari creati appositamente per minare al massimo dell’efficienza energetica. Sono superiori a qualunque PC di fascia alta e il loro prezzo può superare anche i migliaia di euro.

Infine è possibile calcolare i guadagni stimati utilizzando siti come Coincalculator. Qui bisogna inserire l’hash power del dispositivo, il costo dell’energia elettrica e la difficoltà della rete per avere un prospetto immediato sulle possibili rendite.

 

È conveniente?

La vera domanda da farsi è questa. Bisogna considerare che, allo stato attuale, la difficoltà dei calcoli da eseguire è così alta che diventa difficile generare guadagni significativi, anche se si possiede un pc di fascia alta. 

Mantenere acceso un computer tutto il giorno significa affrontare costi dell’energia elettrica importanti e  l’utilizzo continuo comporta un ciclo di vita più breve rispetto al normale, con la necessità di doverlo sostituire. 

Conclusioni

Come abbiamo visto, la tecnologia e il protocollo che permettono di creare nuovi bitcoin sono rivoluzionari in quanto eliminano la centralizzazione. Non siamo più nelle mani di un unico ente privato, ma tutto è gestito da una rete decentralizzata.

Tuttavia farla diventare una vera e propria attività remunerativa richiede attenzione e pianificazione. Considerando che in paesi come l’Italia il costo dell’energia elettrica è notevole c’è il rischio di non avere profitti nel medio-breve periodo.

Per limitare i costi sono nate le mining pool: centri che contengono centinaia o migliaia di macchine collegate con l’unico scopo di fare mining. Al momento la più grande sembra essere la cinese Antpool.

 

Conoscevi il funzionamento del mining? Hai mai provato a farlo? Raccontaci la tua esperienza!

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